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E dal professor Mandelli comincia anche questa storia di solidarietà: “Era il 1990, mio marito era malato e in cura dal professore da circa due anni. Poi, pochi giorni prima che morisse, promisi a lui e a me stessa di dare una mano a questi malati. Ho cominciato andando a trovare uno dei compagni di stanza di mio marito, la famiglia era di fuori Roma e allora io gli preparavo da mangiare. Poi, così, senza sapere come, giorno dopo giorno, mi trovai ad essere la responsabile dei piani dell'ospedale. Poi mi chiama Mandelli e mi dice: Rosi, si occupi lei della Residenza Vanessa, se la sente? Non ci ho dormito per tre notti e poi ho detto sì.”
“Sa, in realtà io già avevo a che fare in qualche modo con la residenza. Solo che era casa mia, alla circonvallazione Clodia. Succedeva che la residenza Vanessa era piena e allora ne ospitavo qualcuno da me. Sbaraccavo il salone, mandavo i miei figli a dormire dagli amici e così potevano entrarci un bel po' di ospiti. Si mangiava tutti insieme, gente del sud Italia, gente del nord Africa, era bello, perché c'era un modo di stare insieme che non conoscevo. Io, prima che mio marito si ammalasse, vivevo in una dimensione molto diversa. Frequentavo gente diversa, le cui preoccupazioni erano il parrucchiere o il prossimo viaggio. Avevo una sartoria molto ben avviata e le mie clienti erano signore della Roma che conta. Avevo molti più soldi di oggi e facevo una vita assai più di immagine. Avrei potuto diventare anche veramente ricca se solo avessi accettato le offerte di andare a lavorare negli Stati Uniti, in Asia, in Germania. Ma oggi sono contenta che sia andata così e, mi creda, si vive bene con venti milioni al mese ma si può stare anche meglio con dieci volte di meno”. |